La 76ª Berlinale ha chiuso i battenti tra polemiche e riconoscimenti, segnata da un acceso dibattito sulla possibilità di separare l’arte dalla politica. La direttrice del festival, Tricia Tuttle, si è scusata per non aver permesso che la politica entrasse nel dibattito, riconoscendo al contempo la legittima rabbia delle proteste e sottolineando la centralità del festival in un momento storico polarizzato. Tuttavia, un accenno alla situazione a Gaza, atteso da molti, non è arrivato.
La regista libanese Marie-Rose Osta ha rifiutato l’Orso d’oro per il miglior cortometraggio, Someday a Child, un film che racconta la storia di un bambino che sperimenta poteri magici per superare le sofferenze della guerra. In segno di protesta, il regista palestinese Abdallah Alkhatib, premiato con Chronicles of siege, ha utilizzato il palco per accusare il governo tedesco di schierarsi con Israele, scatenando alcune reazioni contrastanti tra il pubblico e mettendo in difficoltà la conduttrice, l’attrice lussemburghese Désirée Nosbusch.
Il dibattito era stato aperto dal presidente della giuria, Wim Wenders, che aveva espresso il desiderio di lasciare che fosse il cinema a parlare, e aveva trovato l’opposizione di figure come Arundathy Roy, che ha ritirato la sua partecipazione per affermare che gli artisti devono prendere posizione. Kaouther ben Hania aveva precedentemente rifiutato il premio Cinema for Peace, mentre oltre 90 personalità del mondo del cinema, tra cui Ken Loach, Tilda Swinton e Javier Bardem, avevano firmato una lettera contro il silenzio su Gaza.
Contrariamente alle aspettative, l’Orso d’oro è andato a Lettere gialle di İlker Çatak, un film che racconta la storia di una coppia di artisti messi a tacere dalla censura del regime di Ankara. Wenders ha descritto l’opera come una lotta contro le dittature. Sebbene apprezzato, il film non è stato considerato all’altezza del precedente lavoro di Çatak, La sala professori.
Il Gran Premio della Giuria è stato assegnato a Kurtuluş (Salvation) di Emin Alper, un film che narra il ritorno di un clan esiliato in un remoto villaggio turco. Alper ha dedicato il premio ai popoli oppressi del Medio Oriente, tra cui palestinesi e iraniani.
Il premio della giuria è andato a Queen at sea di Lance Hammer, un’opera che esplora l’incapacità di una figlia di comprendere la complessità dell’amore maturo e il delicato legame tra sua madre affetta da demenza e il suo patrigno.
Infine, il premio per la migliore regia è stato conferito a Grant Gee per Everybody Digs Bill Evans, un documentario sulla vita del leggendario pianista jazz Bill Evans, lodato per il suo ritmo dinamico e la capacità di catturare il dolore e la creatività dell’artista.
