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Digiuno Intermittente: Rischi Cardiovascolari e Dubbi degli Esperti

Digiuno Intermittente: Nuovo Studio Rivela Pericoli per il Cuore

Digiuno Intermittente: Attenzione ai Rischi Cardiovascolari

Digiuno Intermittente: È Davvero Sicuro per il Cuore?

Digiuno Intermittente: I Rischi per la Salute Cardiovascolare

Digiuno Intermittente: Rischi Cardiovascolari e Dubbi degli Esperti

Digiuno Intermittente: Nuovo Studio Rivela Pericoli per il Cuore

Digiuno Intermittente: Attenzione ai Rischi Cardiovascolari

Digiuno Intermittente: È Davvero Sicuro per il Cuore?

Digiuno Intermittente: I Rischi per la Salute Cardiovascolare

by Editora de Salud

Digiuno intermittente: benefici e dubbi sugli effetti cardiaci. Il digiuno intermittente è una pratica sempre più diffusa tra chi desidera perdere peso attraverso un regime alimentare basato sull’alternanza tra periodi di alimentazione e periodi di astensione dal cibo. Diversi studi suggeriscono che questo metodo può avere effetti positivi sul metabolismo e contribuire alla rigenerazione cellulare. Tuttavia, una nuova ricerca si concentra sui potenziali pericoli associati a patologie cardiovascolari.

Il intermittent fasting – nel suo schema base che prevede 16 ore di digiuno e 8 ore dedicate all’alimentazione – non è universalmente raccomandato dalla comunità scientifica. Molti nutrizionisti sottolineano che saltare i pasti non rappresenta una soluzione sostenibile a lungo termine. “Il digiuno significa, in sostanza, saltare i pasti, e lo chiamiamo intermittente per renderlo più elegante”, ha affermato di recente il professor Giorgio Calabrese. “Se mangiamo meno, possiamo ottenere un’importante attività antinfiammatoria. È diverso il caso di chi digiuna per problemi di salute, come difficoltà metaboliche o epatiche, cercando di limitare l’apporto di grassi, rispetto a chi digiuna semplicemente per dimagrire.”

Il maxi studio

È stato recentemente pubblicato un ampio studio che evidenzia i potenziali rischi, oltre ai benefici, legati al digiuno intermittente. I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 19.000 adulti e hanno scoperto che coloro che consumano cibo in un arco di tempo inferiore alle 8 ore al giorno presentano un rischio del 135% maggiore di morire per malattie cardiovascolari rispetto a chi si alimenta in un periodo compreso tra le 12 e le 14 ore. “La scoperta inaspettata è che mantenere per anni una finestra alimentare breve, inferiore alle otto ore, è stata associata a un aumento del rischio di mortalità per malattie cardiovascolari”, ha spiegato il professor Victor Wenze Zhong, epidemiologo presso la Facoltà di Medicina dell’Università Jiao Tong di Shanghai in Cina e primo autore dello studio.

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Questi risultati contrastano con la convinzione, supportata da studi a breve termine della durata di pochi mesi o un anno, secondo cui un’alimentazione a tempo limitato possa migliorare la salute cardiaca e metabolica.

Un elevato rischio cardiovascolare indica che, in base alla salute generale, allo stile di vita e ai dati medici, una persona ha una maggiore probabilità di sviluppare problemi cardiaci come infarto o ictus rispetto agli altri partecipanti allo studio. La Bbc ha sottolineato che lo studio – senza stabilire un rapporto di causa-effetto – ha rilevato solo una debole e non costante correlazione tra il consumo di cibo in periodi limitati e il decesso complessivo. Tuttavia, il rischio di morire per malattie cardiovascolari è significativamente più elevato, un elemento che dovrebbe indurre a riconsiderare l’idea che il digiuno sia un percorso privo di rischi.

Il risultato

I ricercatori hanno monitorato i soggetti coinvolti per 8 anni. In base alle abitudini alimentari dichiarate da ciascun individuo, gli scienziati hanno stimato la finestra media di alimentazione di ogni persona, considerandola rappresentativa della loro routine a lungo termine. Il risultato è stato che chi consuma i pasti entro una finestra di otto ore presenta un rischio maggiore di morire per malattie cardiovascolari rispetto a chi distribuisce i pasti su un periodo di 12-14 ore.

Gli scienziati hanno inoltre osservato che l’elevato rischio cardiovascolare era più pronunciato tra i fumatori e le persone con diabete o preesistenti patologie cardiache. Questo dato suggerisce di valutare attentamente l’opportunità di adottare il digiuno intermittente a lungo termine per le persone appartenenti a queste categorie.

I dubbi degli esperti

Per completare il quadro, è utile considerare anche il parere del professor Anoop Misra, endocrinologo. Studi e analisi suggeriscono che il digiuno intermittente può favorire la perdita di peso, abbassare la pressione sanguigna e migliorare il profilo lipidico.

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“Tuttavia, i potenziali svantaggi includono carenze nutrizionali, aumento del colesterolo, eccessiva fame, irritabilità, mal di testa e una ridotta aderenza alla dieta nel tempo”, sottolinea lo specialista. “Per le persone con diabete, il digiuno non monitorato può causare pericolosi cali della glicemia e favorire il consumo di cibo spazzatura durante la finestra alimentare. Per gli anziani o per chi soffre di patologie croniche, il digiuno prolungato può peggiorare la fragilità o accelerare la perdita di massa muscolare”, aggiunge, evidenziando i segnali di allarme.

La Bbc ricorda che il digiuno intermittente è stato oggetto di studio in passato. Uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine nel 2020 ha rilevato che i partecipanti hanno perso solo una piccola quantità di peso, gran parte del quale potrebbe essere attribuibile alla perdita di massa muscolare. Un altro studio ha indicato che il digiuno intermittente può causare effetti collaterali come debolezza, fame, disidratazione, mal di testa e difficoltà di concentrazione. La nuova ricerca aggiunge un ulteriore elemento di riflessione. I risultati sottolineano la necessità di consigli dietetici “personalizzati”, basati sullo stato di salute e sull’evoluzione delle evidenze scientifiche, come riassume il professor Zhong.

“Sulla base delle prove disponibili, concentrarsi su ciò che si mangia sembra essere più importante rispetto all’orario in cui si mangia. Come minimo, si potrebbe valutare di evitare di adottare una finestra alimentare di otto ore per un lungo periodo, sia per prevenire le malattie cardiovascolari che per migliorare la longevità”, conclude.

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