Riesgo Cardíaco Tras Cirugía: Visita al Cardiólogo Reduce Complicaciones

by Editora de Salud

Danni al cuore dopo un intervento chirurgico sono un evento più comune di quanto si pensi, spesso passando inosservati. Anche interventi che non coinvolgono direttamente il cuore possono mettere a dura prova l’organo a causa dello stress dell’operazione, che include anestesia, perdita di sangue, infiammazione e variazioni della pressione sanguigna.

A sottolinearlo è il ricercatore Christian Puelacher, che insieme a Christian Muller e Noemi Glarner ha guidato uno studio pubblicato sull’European Heart Journal di Oxford. Le stime attuali indicano che ogni anno 4,2 milioni di persone muoiono entro 30 giorni da un intervento chirurgico.

Lo studio: cosa fare dopo un’operazione

Scienziati dell’Università di Basilea, in Svizzera, hanno analizzato un gruppo di 14.294 pazienti sottoposti a un intervento chirurgico non cardiaco. Nel periodo successivo all’operazione, si sono verificati 1.048 casi di infarto o danno cardiaco. Di questi, il 58,6% (614 persone) è stato visitato da un cardiologo, mentre per i restanti partecipanti non è stata possibile una valutazione specialistica.

Il confronto tra i due gruppi ha rivelato che i pazienti visitati da un cardiologo avevano una probabilità inferiore del 35% e del 46% rispettivamente di morire entro un anno dall’intervento e di soffrire di gravi problemi cardiaci, tra cui infarto, insufficienza cardiaca improvvisa, aritmie pericolosamente irregolari o morte per cardiopatia.

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“Con l’invecchiamento della popolazione, gli interventi chirurgici sono sempre più frequenti”, afferma Puelacher. I risultati dello studio suggeriscono che decessi e gravi malattie cardiache potrebbero essere prevenuti consultando uno specialista in cardiologia come parte integrante delle cure post-operatorie.

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La ricerca evidenzia che i pazienti che hanno effettuato una visita cardiologica hanno mostrato una minore probabilità di morire nei 12 mesi successivi all’intervento e di sviluppare patologie cardiache secondarie, come infarto, insufficienza cardiaca o battito cardiaco irregolare.

«Il coinvolgimento del cardiologo riduce il rischio di problemi gravi”

Nei pazienti ad alto rischio, come quelli con preesistenti patologie cardiache o vascolari, o nelle persone di età superiore a 65 anni, l’insufficienza cardiaca congestizia si manifesta nel 15% dei casi e spesso non è accompagnata da sintomi specifici.

Questa condizione, spiegano gli scienziati, è un forte indicatore di complicanze e decesso nei giorni e nei mesi successivi all’intervento chirurgico. «Il nostro lavoro dimostra che il coinvolgimento di un cardiologo nella cura del paziente dopo un’insufficienza cardiaca congestizia è associato a un minor numero di problemi cardiaci gravi e a una migliore sopravvivenza a un anno di distanza», conclude Puelacher.

 

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