La condivisione dei dati sta assumendo un ruolo centrale nell’evoluzione del settore assicurativo. Pietro Biassoni, Data Officer & Head of Operations Advanced Analytics di Allianz Italia, ha evidenziato questo trend durante il convegno “Data & Decision Intelligence: pilotare l’AI per usarla davvero!”, organizzato dall’Osservatorio Big Data & Business Analytics del Politecnico di Milano.
L’intervento di Biassoni ha sottolineato una differenza significativa: in Italia, la condivisione dei dati è ormai una pratica consolidata per le compagnie assicurative, mentre in altri paesi europei la situazione è molto diversa. Questa disparità influisce sulla qualità dei servizi offerti, sulla competitività del mercato e sullo sviluppo di ecosistemi informativi più ampi.
Il data sharing come pilastro del settore assicurativo italiano
Nel mercato assicurativo italiano, la circolazione dei dati è una prassi ben affermata. Biassoni ha ricordato che è già possibile ottenere un preventivo per un’auto utilizzando solamente la targa e la data di nascita. Ha definito questo modello una svolta introdotta oltre dieci anni fa e successivamente adottata da tutto il settore. Ha però precisato un aspetto poco noto: uno dei due dati richiesti non è necessario per la valutazione tecnica della polizza, ma serve a rispettare le normative che impediscono accessi non autorizzati alle informazioni relative ai proprietari dei veicoli.
Secondo Biassoni, questo livello di integrazione informativa non è comune in tutta Europa. L’accesso alle visure dei veicoli varia da paese a paese e, in molti casi, non è paragonabile a quello italiano. Questo porta a un mercato frammentato, dove alcuni sistemi assicurativi dispongono di un patrimonio informativo più ampio, mentre altri devono ancora affrontare processi più lenti e meno automatizzati.
I vantaggi per cittadini e imprese
Il data sharing offre benefici concreti. Per le aziende, si traduce in processi più efficienti e una migliore gestione operativa. Per i cittadini, significa una riduzione degli oneri burocratici.
Biassoni ha osservato che nessuno si aspetta di dover compilare «un modulo di 50 informazioni» per stipulare una polizza. L’accesso ai dati pubblici e privati riduce gli errori, elimina passaggi ridondanti e velocizza la conclusione di un contratto.
Questa semplificazione è resa possibile dalla disponibilità, all’interno di sistemi interconnessi, di molti dei dati che in passato venivano richiesti direttamente ai clienti. Le compagnie non devono più basarsi esclusivamente sulle dichiarazioni dei cittadini, ma possono verificare molte informazioni direttamente alla fonte, migliorando l’esperienza di sottoscrizione e riducendo il rischio operativo.
La condivisione dei dati come strumento di prevenzione delle frodi
La lotta alle frodi è un altro aspetto che evidenzia l’importanza del data sharing. Biassoni ha citato le banche dati antifrode già esistenti nel settore automobilistico e la recente creazione di una banca dati dedicata ai sinistri non automobilistici. La sua realizzazione è stata complessa, richiedendo un equilibrio tra la tutela della privacy, le esigenze di concorrenza e la collaborazione tra gli operatori del settore. Il risultato, tuttavia, è di grande rilevanza per l’intera collettività. Biassoni ha sottolineato che la frode «non è un illecito civile, ma un reato penale» e ha ricordato che ogni episodio fraudolento incide sui premi assicurativi di tutti gli assicurati.
La possibilità di condividere dati relativi a sinistri e comportamenti sospetti consente di individuare più rapidamente anomalie e schemi fraudolenti. Questo vantaggio va oltre gli interessi delle singole compagnie e riguarda l’intero sistema, poiché la riduzione delle frodi è essenziale per mantenere sostenibili i costi dell’assicurazione e garantire condizioni più stabili per i cittadini.
Il ruolo delle istituzioni e la necessità di coordinamento
Una collaborazione che coinvolge diversi attori
Biassoni ha insistito sulla necessità di una governance condivisa, sottolineando l’importanza della collaborazione con il Data Protection Officer e del confronto costante con aziende, autorità di regolamentazione e istituzioni accademiche. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra l’utilizzo dei dati e il rispetto delle normative, evitando approcci frammentati.
Questo approccio non riguarda solo gli aspetti tecnici, ma richiede competenze giuridiche, economiche e organizzative. La gestione dei dati non può quindi essere affidata a una sola funzione aziendale, ma deve essere distribuita tra diverse figure con responsabilità specifiche.
Il ruolo della Piattaforma Digitale Nazionale Dati
Tra gli strumenti citati nel suo intervento, spicca la Piattaforma Digitale Nazionale Dati. Biassoni l’ha definita una «miniera d’oro per i cittadini», a patto che venga utilizzata con le dovute garanzie. Allianz ha partecipato alle prime sperimentazioni insieme ad altri attori del settore assicurativo e della Pubblica Amministrazione. La piattaforma consente di accedere a dati già verificati, riducendo le richieste ai cittadini e migliorando la qualità dei servizi.
L’utilizzo della PDND non elimina la necessità di controlli e verifiche, ma permette di ridurre passaggi manuali e duplicazioni. È un esempio di come la collaborazione tra imprese e istituzioni possa portare benefici concreti.
Data Spaces europei: opportunità e rischi da valutare attentamente
L’Europa sta lavorando alla creazione di nuovi Data Spaces per favorire la circolazione dei dati. Biassoni, tuttavia, invita alla prudenza. «C’è forse una certa ingenuità nel pensare che la semplice creazione dei Data Spaces sia sufficiente per generare valore», ha affermato nel suo intervento. Ha sottolineato che la creazione di questi spazi deve garantire una reale parità di condizioni, evitando che operatori con una posizione dominante sul mercato ottengano vantaggi indebiti.
Per illustrare questo rischio, ha citato un esempio noto: la circolazione dei dati nel settore delle utility. In alcuni casi, gli utenti sono stati contattati da soggetti che si presentavano come rappresentanti degli operatori principali senza averne alcun legame reale, generando confusione e danni reputazionali. Se situazioni simili dovessero verificarsi nel settore dei servizi finanziari, dove le informazioni sono più delicate e complesse da interpretare, le conseguenze potrebbero essere più gravi.
