I volumi giornalieri nel mercato delle valute hanno registrato un significativo aumento, raggiungendo una media di 9,6 trilioni di dollari ad aprile 2025. Lo rivela l’ultima indagine triennale condotta dalle banche centrali sui mercati dei cambi e dei derivati OTC (Over-The-Counter) e pubblicata dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Si tratta di una crescita del 28% rispetto ad aprile 2022, confermando il dollaro USA come valuta dominante, presente nell’89% di tutte le transazioni Forex.
L’analisi comparativa tra i report del 2022 e del 2025 evidenzia cambiamenti importanti nelle categorie di trading. Il trading spot e i contratti forward hanno mostrato la maggiore crescita, mentre gli swap, pur mantenendo la quota principale del volume giornaliero, hanno subito un calo. Parallelamente, le opzioni sono più che raddoppiate, riflettendo la crescente necessità di protezione da parte degli investitori in un contesto di tensioni commerciali e incertezza sui tassi di interesse.
Londra si conferma il principale centro mondiale per il trading valutario, con un fatturato medio giornaliero superiore ai 4,75 trilioni di dollari e una quota del 37,8% dell’attività globale, nettamente superiore a quella di Tokyo e New York. Justin Grossbard, co-fondatore di CompareForexBrokers, sottolinea come il predominio di Londra sia dovuto alla concentrazione di banche market-maker e alla sua posizione strategica nel fuso orario, che facilita i collegamenti con i mercati asiatici, europei e nordamericani.
Negli Stati Uniti, New York ha rafforzato i suoi legami con i mercati europei, registrando un aumento delle operazioni di hedging su coppie valutarie come dollaro/yen e dollaro/peso, a causa delle divergenze nelle politiche monetarie delle banche centrali. In Asia, Singapore e Hong Kong continuano ad espandersi, con Singapore che ha raggiunto livelli record nei contratti NDF (non-deliverable forward), utilizzati per la speculazione e la copertura del rischio su valute non liberamente convertibili, come la rupia indiana e lo yuan cinese.
Anche l’Italia ha registrato un aumento significativo dei volumi giornalieri, con un fatturato tra FX e derivati OTC che ha superato i 480 miliardi di dollari ad aprile 2025, rispetto ai 380 miliardi di aprile 2022, secondo i dati della Banca d’Italia. Questo incremento riflette una maggiore propensione delle istituzioni italiane a utilizzare il mercato forex per gestire i flussi di cassa internazionali e mitigare l’incertezza sui tassi.
Inoltre, si osserva una crescente tendenza da parte degli asset manager a sfruttare la volatilità del mercato valutario per ottenere rendimenti e diversificare la liquidità tra diverse valute. La Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) ha rilevato una diminuzione della partecipazione dei clienti non finanziari (inclusi i trader retail) dal 6% al 5% ad aprile 2025, probabilmente a causa dell’incertezza del mercato e delle normative più stringenti introdotte dalla CONSOB.
Nonostante il recente indebolimento del dollaro USA e le incertezze sulle politiche americane, la valuta rimane dominante, presente nell’89% delle posizioni. La BIS evidenzia che molti asset manager esposti al dollaro hanno dovuto limitare le perdite derivanti dalla sua svalutazione, aumentando l’utilizzo di contratti a termine per bloccare i tassi e proteggersi. Euro e yen rimangono le valute più scambiate dopo il dollaro, con quote rispettivamente del 28% e del 16%, mentre la sterlina britannica ha subito un calo del 10,2%, scendendo al 13% e raggiungendo il livello più basso da oltre dieci anni.
